Musica per chitarra, pianoforte e orchestra

TERESA PROCACCINI
CD PAN 3093
Durata 77'46
Edizioni Edi-Pan, Roma – 2019

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COD: PAN3093 Categorie: ,
Titoli:
Sogno americano op. 220 6 pezzi per pianoforte (2012)
For guitar op. 237 per chitarra (2015)
Recuerdos op. 181 per chitarra e pianoforte (2004)
Concerto per chitarra, pianoforte e orchestra op. 246 (2017)

NOTE

UNA LUNGA CARRIERA DI ARTISTA

Una lunga carriera di artista, quella di Teresa Procaccini, compositrice attiva e curiosa, il cui amore stendhaliano per la musica ha assorbito ogni fibra del suo essere; anche sotto il profilo didattico ha saputo dare moltissimo: se ne ricorda con affetto ma anche con soggezione, l’estrema severità e precisione del suo insegnamento; così come sotto il profilo creativo, nel coniare un proprio stile, originale, spontaneo, attento all’aspetto “visivo e narrativo” dell’espressione sonora, con grande attenzione al mondo dell’infanzia e delle fiabe; e per finire, ma non ultimo, sotto l’aspetto di genere: donna compositrice in un’epoca ancora difficile – non che oggi sia facile – che vedeva nell’Italia del secondo dopoguerra soprattutto grandi uomini, compositori assoluti. Le numerose biografie che circolano non narrano, però, le difficoltà attraversate e superate, con caparbia volontà, che l’autrice ha dovuto incontrare, nella formazione e nell’inserimento nel mondo dell’arte musicale: un territorio minato per gli innumerevoli intrecci  e ostacoli culturali e sociali. Un mondo ben disegnato nell’ottimo libro edito Edi-Pan nel 2011, Teresa Procaccini. Una vita per la musica di Simeone Tartaglione e dell’autrice stessa. Ma, a dispetto di ogni barriera incontrata, le opere dell’autrice disegnano una serenità di scrittura invidiabile, una perizia architettonica di strutture, di modelli, di tecniche ampissima e soprattutto un senso e un intuito estetico di grande eleganza e di acuta spontaneità nel suo modo intelligente di muovere “gli affetti”, di evitare ripetitività e ovvietà, di comunicare sentimento ed espressione a ogni battuta. Scrittura efficace, dunque, e invidiabile!

Le composizioni presentate in questo nuovo CD, appartengono a periodi diversi della sua creatività. I 6 pezzi op. 220 per pianoforte intitolati Sogno americano sono degli ultimi anni cinquanta (1958-1960), rivisitati poi nel 2015, e riguardano un’Italia percorsa dalla voglia di ricostruzione, quando la radio trasmetteva le composizioni dei grandissimi autori della vittoria d’oltre oceano con orchestre potenti e trascinanti: il “sogno americano” per la compositrice si traduceva in suoni e atmosfere lucenti, nella realizzazione di possibilità acustiche moderne e innovative. Un sogno, che si compone di realtà urbane e immaginifiche con un senso acuto del movimento continuo: Times Square, che si apre con ventate accordali che diradano morbide verso note bianche e diatoniche e la melodia che la fa da padrona anche nei ritmi sudamericani; 5a Avenue, caratterizzato da passi di danza saltanti e vigorosi pieni di luci e di gesto; Central Park, dalla scrittura aperta, aerea e protratta in avanti come volo appassionato; Brooklyn Bridge, dai temi accattivanti nello scorrere inesausto con punte scintillanti di architettura moderna; Hudson River, come fiume in piena dove accordi di stampo organistico, densi e complessi, lasciano cantare l’acuto del canto; Empire State Building, articolatissima scrittura che sembra scalare vette non impossibili ma vertiginose. Strade e luoghi nei quali echeggiano i film di Minnelli, i suoni di Gene Kelly e Georges Gershwin; la lucentezza di un mondo “nuovo”.

For guitar op. 237 nasce nel 2015 su commissione del 20° Convegno Internazionale di Chitarra ad Alessandria. Il canto nasce da un elemento semplicissimo: due note a distanza di semitono discendente, solitarie, insistenti e ipnotiche che via via raggiungono consistenza e matericità. La struttura tripartita porta al centro un episodio più mosso e avviluppante e alla ripresa ritorna la solitudine delle due note che si sciolgono in un delicato finale: qualcosa di antico si affaccia nella ripetizione dei semitoni naturali, all’inizio do-si e nel finale mi-fa.

In Recuerdos op. 181 per chitarra e pianoforte, del 2003, la scala pentatonica si mescola a movenze debussiane: pianoforte come metallofono e chitarra come pipa cinese in Canzone, mentre in Canto della Tambora (quando le corde della chitarra sono percosse vicino al ponte) si creano effetti armonici misteriosi e suggestivi; chiude l’opera Danza che gioca su continui spostamenti di accenti ritmici creando una sorta di dissesto armonico e territoriale: una geografia di suoni nella quale rientrano innumerevoli assonanze esotiche.

Concerto per pianoforte, chitarra e orchestra op.246 è opera recente, del 2017. L’Andante spiritoso si apre su ritmo di marcia sincopata che ricorda la foresta pluviale alla Villa Lobos: sorta di omaggio alla strumentazione ricca, fertile ma anche leggera che contraddistingue molta letteratura sudamericana. L’orchestra nutrita ha una trasparenza ironica e giocosa, una sorta di mambo scherzoso sul quale legni e soprattutto percussioni punteggiano il passo. Al centro si apre un episodio morbido dei solisti che getta il tutti in uno svaporamento ritmico,  fino alla ripresa del tempo I che riassume le sonorità velocizzandole in dinamiche spinte. Si affaccia poi un altro episodio che trasporta verso esotismi di altro mondo: l’autrice sembra non avere terra ferma e la sua mobilissima scrittura porta movenze fascinose di diversi paesaggi. Lirico e solitario il movimento centrale Andante espressivo: amoroso fra i due strumenti, intimo nel dialogo con tutta l’orchestra che pare non voglia disturbare tale colloquio dolcissimo: campane sognanti e sonorità contenute ne contraddistinguono l’atmosfera. L’Allegretto finale con tamburello e triangolo rientra nella briosità delle sonorità gioiose dell’autrice che sa giocare con effetti di sorpresa eleganti e ironici, mentre nell’Andante centrale un passo onirico si stende sul canto del violino solista e successivamente della chitarra e del pianoforte: una inaspettata sospensione meditativa. Muove sempre la materia sonora, Teresa Procaccini, e scombina  ogni aspettativa per ottenere stupore. Alla fine  torna l’Allegretto e l’iniziale brio che, anche se lucente, si fa venato di lieve nostalgia sui giochi ritmici affettuosi e trasparenti. Un finale, in sostanza, di canto pieno.

Anna Menichetti

A LONG AND ACTIVE COMPOSING CAREER

In her long and active composing career Teresa Procaccini has been utterly absorbed by curiosity and an almost Stendahlian love of music.  She has also given a great deal as a teacher, remembering with affection as well as awe the strictness and precision of her own teachers. Greatly influenced by the world of childhood and fairy tales, she has coined her own original and spontaneous style, paying great attention to a sound world of “visual and narrative” expression.  And last, but by no means least, her gender: a female composer in a difficult era (not that today is easy!) in which Italy after World War II was dominated by powerful men, and by male composers. However, her many existing biographies do not tell of the difficulties encountered and overcome by the composer, with stubborn determination, in training for and entering a world of music filled with cultural and social obstacles and intrigues; a world clearly pictured in the book Teresa Procaccini, Una vita per la musica (A life lived for music) by Simeone Tartaglione and the present author (edition Edipan, 2011). But in spite of the obstacles she met, her music shows an enviable serenity, an architectural mastery of structure and shape, and advanced technique. Above all, there is a sensitive and intuitive aesthetic of great elegance and acute spontaneity in her intelligent handling of mood, avoiding obvious repetition, and communicating feeling and expression in every bar. Effective and enviable writing indeed!

The works presented here come from different periods of her creativity. The 6 pezzi op. 220 for piano entitled Sogno americano are from the end of the fifties (1958-1960), revised in 2015, and concern the desire across Italy for reconstruction. When radio broadcast across the oceans great composers’ works of victory, with their powerful and impressive orchestras, Procaccini translated the ‘american dream’ into luminescent sounds and evocations, with a new awareness of the possibilities of modern and acoustic innovations. This is a dream made of urban reality and

imagination with a keen sense of continuous movement: Times Square, which opens with harmonic flurries that soften gently towards white and diatonic notes, and a melody that also shows a mastery of South American rhythms; 5th Avenue, characterized by jumping and vigorous dance steps full of lights and gesture; Central Park, with open and airy writing, moving onward and upward as in passionate flight; Brooklyn Bridge, with its inexhaustible flow of captivating themes and sparkling punctuations of modern architecture; Hudson River, like a river in full spate, where dense and complex organically evolving chords allow the high song to take wing; Empire State Building, very articulate writing that seems to scale vertiginous, though not impossible, heights; streets and places where echo the films of Minelli, the sounds of Gene Kelly and George Gershwin – the bright shine of a new world.

For guitar op. 237 was written in 2015 as a commission for the 20th International Guitar Conference in Alessandria. The melody is born of a very simple element: two notes a semitone apart, descending, solitary, insistent and hypnotic, that gradually attain a more material consistency. The tripartite form brings to the middle section more movement and involvement, while the reprise returns to the solitude of the two notes that melt away into a delicate ending. There is something ancient in the repetition of the natural semitones, at the beginning C-D, and E-F at the end.

In Recuerdos op. 181 for guitar and piano, from 2003, the pentatonic scale is mixed with debussian textures: piano as a metallophone and guitar as a Chinese pipe in Canzone, while in Canto della Tambora the guitar strings are struck near the bridge, creating mysterious and atmospheric effects. The work is rounded off by Danza, which plays on the continuous displacement of rhythmic accents, creating a sense of harmonic and territorial instability; a geography of sounds constantly coloured by exotic moments of harmonic agreement. 

Concerto per pianoforte, chitarra e orchestra op. 246 is a recent work from 2017. The Andante spiritoso opens with the rhythm of a syncopated march, calling to mind

the rainforest, in the style of Villa Lobos; a kind of homage to the rich, fertile but also light instrumentation that distinguishes a lot of South American musical literature. The nourished orchestra has a transparency that is at once ironic and joyful, a sort of playful mambo punctuated by woodwind and, especially, percussion. A central episode opens gently in which all rhythm seems to evaporate in soft instrumental solos, until the tempo is re-established with speeding, dynamic thrusts of sonority. We are then transported to the exoticism of a different world. The composer appears to have no fixed home, the flexibility of her writing conveying the fascinating undulation of differing landscapes. The central Andante espressivo is lyrical and private; loving between the two solo instruments and intimate in their dialogue with the full orchestra, which seems not to want to disturb such gentle conversation. Dreamy bells and contained sound define the mood. The final Allegretto, with its tambourine and triangle, takes us back to the joyful vivaciousness of a composer who knows how to play with elegance and wit, while the central Andante has a dream-like quality suspended over the solo violin melody, followed by the guitar and piano – an unexpected meditative hiatus. Here Teresa Procaccini continually plays with sound colour, to challenge expectation and to amaze. Finally the Allegretto returns, where the happy, transparent rhythmic games of the initial brio, although brilliant, are veined through with a light nostalgia. A finale, in essence, in full song.

Anna Menichetti

(translation by Philip Salmon)

ESECUTORI

Dal 2010 LAPO VANNUCCI e LUCA TORRIGIANI formano un duo nato da un profonda amicizia, con l’intento di esplorare nuovi ambiti della musica per chitarra e pianoforte.

Entrambi laureati con lode al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze, approfondiscono gli studi presso prestigiose istituzioni musicali quali l’Accademia “Incontri col Maestro” di Imola, la Scuola di Musica di Fiesole, l’École Normale de Musique de Paris “Alfred Cortot”.

Parallelamente all’intensa attività solistica, come duo si esibiscono regolarmente in Italia e all’estero, ricevendo ovunque unanimi consensi. La critica ne esalta la grande capacità comunicativa e l’attenzione costante alla bellezza del suono. Particolarmente attivi nell’ambito della musica contemporanea, hanno eseguito in prima assoluta brani a loro dedicati dei compositori Luigi Giachino, Giuseppe Crapisi e Teresa Procaccini. Con la Filarmonica “Ion Dumitrescu” di Râmnicu Vâlcea, la Filarmonica “Mihail Jora” di Bacău, Orquesta Sinfónica del estado de México, EurOrchestra da camera di Bari e l’Orchestra Sinfonica di Sanremo hanno eseguito “Tre Paesaggi”: un concerto per chitarra, pianoforte e orchestra d’archi scritto per il duo dal compositore Francesco Di Fiore.

Inoltre recentemente, hanno portato a termine il progetto “Concerto Trilogy” eseguendo i tre concerti dedicati a loro, per chitarra e orchestra, pianoforte e orchestra, chitarra – pianoforte e orchestra d’archi del compositore Francesco Di Fiore con la Filarmonica “Mihail Jora” di Bacău. Per la casa discografica “Velut Luna” è uscito il CD Italian Music for Guitar and Piano:

“…il chitarrista Lapo Vannucci e il pianista Luca Torrigiani si intendono così bene da generare una sola superficie sonora, opalescente. Pare che i colori dell’iride si reverberino, moltiplicandosi, attraverso un cristallo. Tale è la sintonia di timbri e sensibilità fra i due, che suonano come un’unica cordiera.”

[Gregorio Moppi “la Repubblica”]

La SOFIA PHILHARMONIC ORCHESTRA è in attività da oltre 80 anni. Fondata nel 1928 da Sasha Popov quale espressione dell’Accademia Musicale, dal 1945 è un organismo statale e la più importante Orchestra bulgara. Moltissime le sue tournée nel mondo e le collaborazioni con direttori e solisti celebri tra cui Richter, Markevic, Oistrakh, Temirkanov, Kogan, Masur, Rostropovich, Penderecki. Dal 2009 il Direttore principale è Alexei Kornienko. Vasta la discografia che comprende decine di dischi, da Beethoven, Brahms e Mahler, (del quale ha inciso l’integrale delle sinfonie dirette da Tabakov), a lavori di compositori bulgari e registrazioni di opere liriche con cantanti famosi quali Dimitrova, Kabaivanska, Ghiaurov. Incide per la Balkanton, Elan, Delta, Capriccio, Mega-Music, Pentagono e ha effettuato numerosi concerti per la BNT e BNR (Radio Televisione nazionale bulgara).

NICOLA GIULIANI ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio di Bari e si è perfezionato con famosi direttori d’orchestra: Kondrashin, Atzmon, Erdely, Kuhn. Ha diretto orchestre in Italia, Europa, Stati Uniti e Venezuela collaborando con solisti come Nucci, Cossotto, Merritt, Obrazova, Ricciarelli. Collabora con l’Orchestra Sinfonica della Radio di Mosca, l’Orchestra Sinfonica della RadioTv di San Pietroburgo, la Filarmonica “Enescu” di Bucarest, l’Orchestra Sinfonica Nazionale di Kiev, dirigendole in sede ed in tournées in Italia ed Europa. Direttore ospite principale del Teatro dell’Opera di Odessa dal ’91 al ’96, ha diretto molte opere e con l’Orchestra e Coro della Radio di Kiev ha registrato programmi sinfonico/corali: “Dante Symphonie” di Liszt, Messa da Requiem di Verdi, IX Sinfonia di Beethoven, “Carmina Burana” di Orff, Sinfonia n. 2 di Mahler, oltre a incidere un CD con musiche di Strawinski e Finzi. E’ stato Direttore ospite per tre anni del Teatro dell’Opera di Timisoara nel quale ha diretto molte opere tra cui Rigoletto con la partecipazione di Leo Nucci. Nel 2007 è stato invitato a tenere una masterclasse per giovani direttori d’orchestra alla Columbia University (South Carolina) e un concerto (musiche di Respighi e Rota) con l’Augusta Symphony Orchestra.

Close friends LAPO VANNUCCI and LUCA TORRIGIANI formed their duo in 2010 with the intent of exploring new ways of presenting music for guitar and piano.

Both graduated with honors from the “Luigi Cherubini” Conservatory in Florence and have continued to develop within their fields studying at prestigious music institutions, such as the “Incontri col Maestro” Academy in Imola, the Scuola di Musica di Fiesole and the “Alfred Cortot” École Normale de Musique de Paris. In tandem with their intense programs of solo appearances, the duo regularly perform in Italy and abroad, to unanimous acclaim.

The critics applaud their great communicative capacity and the constant attention paid to the beauty of their sound. They are particularly active on the contemporary music scene, and have premièred pieces dedicated to them by composers Luigi Giachino, Giuseppe Crapisi and Teresa Procaccini. They have played as soloists with important orchestras around the world: with the “Filarmonic Botosani”, the Râmnicu Vâlcea Philarmonic “Ion Dumitrescu” and the Bacău Philharmonic “Mihail Jora” in Romania, with the “Orquesta Sinfónica del Estado de Mexico” and in Italy with the “EurOrchestra” of Bari and the “Orchestra Sinfonica di San Remo”.

They premiered Trilogy Project: a guitar  and orchestra concerto, a piano and orchestra concerto and one double concert for guitar, piano and a string orchestra, written by Francesco Di Fiore for the duo. They recorded the cd “Italian Music for Guitar and Piano” which contains four world première recordings.

The SOFIA PHILHARMONIC ORCHESTRA has been active for over 80 years. Established in 1928 by Sasha Popov of the Musical Academy, it is now a state institution since 1945 and one of the most prominent musical formations in the country. Its tours in Europe and abroad are numerous. Over the years, the orchestra has played with a range of famous directors and soloists among which Richter, Markevic, Oistrakh, Temirkanov, Kogan, Masur, Rostropovich, Penderecki. Since 2009, Alexei Kornienko is the principal director. The orchestra’s vast discography includes dozens of recordings, from Beethoven, Brahms and Mahler, (with a recording of the entire set of symphonies directed by Tabakov), to works by Bulgarian composers as well as opera music with renowned opera singers such as Dimitrova, Kabaivanska, Ghiaurov. They are published by Balkanton, Elan, Delta, Capriccio, Mega-Music, Pentagono and have executed numerous concerts for BNT and BNR (Bulgarian National Television and Radio).

NICOLA GIULIANI studied at the Conservatory of Bari. He attended master classes with conductors such as Kondrashin, Atzmon, Erdely, Kuhn. He has conducted orchestras in Italy, Europe, USA and Venezuela, collaborating with soloists such as Nucci, Cossotto, Merritt, Obrazova, Ricciarelli. He has collaborated with the Radio Moscow Symphonic Orchestra, Tv S.Peterburg Symphonic Orchestra, Bucharest Philharmonic Orchestra “Enescu”, Kiev National Symphonic Orchestra, conducting both at home and on tour in Italy and Europe. As principal guest conductor of the Odessa Opera Theatre from ’91 to ’96, he has directed numerous concerts and with the Symphonic Orchestra and Choir of Radio Kiev has produced many choral and symphonic works: Dante Symphonie by Liszt, Messa da Requiem by Verdi, Beethoven’s IX  Symphony, Orff’s Carmina Burana, Mahler’s Symphony n. 2, also recording a CD with the music of Strawinski and Finzi. As Principal conductor of the Timisoara Opera Theatre, he conducted several operas (Rigoletto with Leo Nucci). In 2007 he taught master classes for young conductors at the Columbia University (South Carolina) and held a concert (music of Respighi and Rota) with the Augusta Symphony Orchestra.