Una vita per la musica

La vita e la personalità artistica di Teresa Procaccini raccolte nel volume a cura di
SIMEONE TARTAGLIONE E TERESA PROCACCINI

  • Rilegato: 413 pagine + 1 CD Audio
  • Collana: Musicisti Contemporanei
  • ISBN-10: 8890547812
  • ISBN-13: 978-8890547812

Disponibile su www.contempostore.com

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Teresa Procaccini

Una vita per la musica

“…Conosco da circa quarant’anni Teresa Procaccini e posso dire che questo volume era atteso: indispensabile, ricco di notizie, di analisi, di riferimenti cronologici, di invidiabili elenchi d’opere d’ogni appartenenza strumentale e vocale, tali da lasciarci – per la meraviglia – quasi senza fiato. Dopo aver letto e meditato tanti confortanti capitoli, ecco che il lettore – giovane o anziano – vorrà subito godere dei suoi “suoni” e incontrare, per ringraziarla, la nostra compositrice: persona veramente rara nel mondo del pentagramma odierno. Il suo sorriso si coniuga con le più severe ma provvidenziali norme didattiche, pedagogiche, psicologiche, umane, artistiche…”
(dalla presentazione di Luigi Fait)

Prefazione

La conoscenza dell’opera e della personalità artistica della compositrice Teresa Procaccini, ha suscitato, in chi scrive, curiosità ed attenzione fin dai primi anni ’90. Così, dall’assiduo ascolto, dalla frequentazione personale, dall’analisi delle partiture è scaturita la determinazione di dedi- carle uno studio approfondito.
L’idea portante di questo lavoro è di mettere in luce le coordinate stilistiche delle sue opere nell’ambito della musica del secondo novecento: un lirismo melodico “espresso senza complessi” (Celletti 2000, 2-3), ancorato a saldi e fisiologici principi formali classici che danno coerenza e comprensibilità al discorso musicale “impegnando i processi emotivi dell’ascoltatore” (Procaccini CD 3073); “un equilibrio irrinunciabile anche in quei casi in cui le spinte eversive del linguaggio contemporaneo si fanno più insinuanti” (Chiesa CD 3073).
La biografia dimostra la forza del carattere che ha consentito all’autrice di perseverare nelle scelte linguistiche e di rimanere fedele alle proprie esigenze creative, nonostante la concreta sensazione che le condizioni storiche e culturali fossero orientate in tutt’altra direzione. È ben noto che le strutture preposte alla diffusione ed all’esecuzione delle nuove creazioni musicali ignoravano un certo tipo di produzione non allineata su quelli che diventarono i canoni stilistici darmstadtiani. Così, non solo non ha frequentato i corsi estivi di Darmstadt ma “non ne ha condiviso le polemiche e le ideologie, non ne ha vissuto le “drammatiche ambiguità”, scegliendo una posizione isolata, di per sé scomoda, ma dimostratasi, nel suo caso, producente (…) (Casellato CD 3071). “Più che sperimentare nuove forme di espressione musicale, la compositrice pugliese pare interessata a far sue (…) le eredità sintattiche e stilistiche di alcuni dei pilastri della storia musicale del primo novecento quali innanzitutto Stravinskij e Bartok per un evidente oggettivismo sonoro e per il gusto per l’elaborazione tematica, ma anche forse Prokofiev per certo melodizzare asciutto e scarno” (Tozzi CD 3074).
Ella è rimasta lontana sia dalla musica aleatoria cageana sia da arditi sperimentalismi microintervallari o frammentaristici imperniati su calcoli matematici richiamanti di volta in volta sezioni auree, pianificazioni frattalistiche o altri principi strutturalisti volti a so- stituire i tradizionali schemi formali. Quasi tutta la sua musica è così basata sul “tematismo, ora impastato di vivacità e mobilità ritmica, ora trattato con procedimenti imitativi e saldo mestiere contrappuntistico. (…) mai il tema, come agglomerato di diversi parametri musicali e come pre- messa ideologica per futuri sviluppi è messo in discussione” (Tozzi, CD 3074).
In un periodo in cui voci autorevoli hanno affermato che il destino imminente della musica colta dovrebbe essere la morte per asfissia e che l’Arte, in generale, “debba avere l’umile compito di descrivere la propria fine o, per lo meno, il suo lento estinguersi” (Clementi 1971, 1), sono di sicuro in controtendenza la vastità e la molteplicità delle esperienze artistiche di Teresa Procaccini. La sua produzione, infatti, non solo vanta un catalogo di oltre duecento lavori, ma si estende, quasi senza interruzioni, lungo un arco temporale che va dal 1955 ad oggi abbracciando diversi generi musicali: dal concerto per solista e orchestra a composizioni per diverse formazioni da camera, dall’opera lirica a brani per balletti, melologhi ed azioni sceniche, dalla musica sacra per soli, coro e orchestra a composizioni per banda, oltre a qualche revisione di musiche antiche ed alle numerose opere didattiche, di commento per documentari, trasmissioni tv, cartoni animati ed altro. Tale nutrito corpus ha indotto a limitare il numero di composizioni da analizzare, sia per evitare un generico approccio storicistico che non avrebbe consentito di fare piena luce su determinate soluzioni, sia per ridurre i rischi di uno sterile tecnicismo che avrebbe impedito di cogliere il rapporto dialettico che lega quelle stesse soluzioni al contesto storico-culturale ed alle esperienze biografiche cui esse rinviano. La nostra seppur ristretta disamina, ha mirato comunque ad una visione d’insieme del suo percorso creativo: sia evidenziando le divergenze stilistiche ed espressive delle differenti stagioni artistiche, sia dando un saggio, il più esauriente possibile, della varietà di strutture formali, organici e destinazioni della sua produzione. Nell’opera si è seguito un percorso di mediazione tra strutturalismo e indagine diacronica, attraverso l’individuazione, nei lavori prescelti, sia di tratti stilistici costanti che denotano la cifra personale dell’autrice, sia di elementi eversivi nei confronti della produzione coeva.
L’articolazione del lavoro vede una ripartizione in tre parti la prima delle quali suddivisa in due capitoli. Nel primo si darà spazio ai tratti salienti della vicenda umana, alle esperienze biografiche più determinanti nell’iter creativo della compositrice, evidenziando le influenze più significative dovute ad incontri artistici personali e non; il secondo sarà un limitato excursus nei vari generi toccati nel corso di un cinquantennio di attività e conterrà l’analisi strutturale, tematica e stilistica delle opere prescelte in rapporto ai modelli tradizionali e alle trasformazioni all’interno della stessa produzione della musicista.
La seconda parte comprende il catalogo completo delle opere, le schede tecniche che forniscono notizie essenziali su organico e struttura del pezzo e la discografia. Nella terza parte sono inserite alcune recensioni critiche, una panoramica sulle esecuzioni avvenute in varie parti del mondo, scritti musicologici, i Fondi Teresa Procaccini e l’indice dei nomi e delle illustrazioni. Per la seconda e terza parte ho attinto a materiale già redatto dall’autrice per pubblicazioni precedenti, schede delle opere e documenti presenti nel suo archivio personale. Il CD allegato costituisce, infine, un’agile antologia che riunisce intere composizioni o singoli movimenti scelti lungo tutto il percorso evolutivo. L’elenco dei brani eseguiti, chiude questo volume.
Un sentito ringraziamento al prof. Paolo Emilio Carapezza e alla prof.ssa Rosalba Todaro per i preziosi e puntuali suggerimenti.
Simeone Tartaglione

Presentazione RAI

Teresa Procaccini – Qui comincia 16/02/2017

Vai alla trasmissione RAI

Libro del giorno
Teresa Procaccini. Una vita per la musica di Simeone Tartaglione e Teresa Procaccini, ed. Edipan

Musica del giorno
P.I. Tchaikovsky, Inizio dell’incantesimo, da Lo schiaccianoci. London Symphony Orchestra, dir. Charles Mackerras
T. Procaccini, Marionette op. 21. Orchestra sinfonica di Riga, dir. Nicola Giuliani, Pavel Zlatarov, violino
I. Stravinsky, Variazioni corali su “Von himmel hoch”. Festival Singers of Toronto, CBC Symphony Orchestra, dir. Igor Stravinsky (dal corale di Bach)
T. Procaccini Concerto per 2 chitarre e orchestra. Orchestra filarmonica di Sofia, dir. Nicola Giuliani, chitarre Giuseppe Caputo, Luciano Pompilio
L. Berio, Black is the color. Royal Concert Gebouw Orchestra, dir. Riccardo Chailly. Jard van Nes, mezzosoprano

In conduzione Anna Menichetti
regia e consulenza musicale di Federico Vizzaccaro