Musica per orchestra III

TERESA PROCACCINI
MUSICA PER ORCHESTRA III
CD PAN 3074
Durata 77’00
Edizioni Edi-Pan, Roma – 1998

COD: PAN 3074 Categoria:
Titoli:
Sensazioni sonore op. 44 4 pezzi per orchestra (1969)
Musica per archi op. 53 per orchestra d’archi (1971)
La peste di Atene op. 17 cantata per coro e orchestra (1958)
Concertino op. 74 per flauto e orchestra d’archi (1976)
Concerto op. 88 per arpa e orchestra (1980)

Note

Ottavo degli 8 CD dedicati alla mia musica sinfonica, sacra e da camera che la Casa discografica Edi-Pan sta man mano pubblicando, questo CD contiene 5 composizioni per orchestra, per solisti e orchestra e per coro e orchestra scritte tra il 1958 e il 1980, per la cui presentazione utilizzerò a volte i giudizi espressi da noti musioologi.

Dice Lorenzo Tozzi:

“Il caso di Teresa Procaccini é uno di quelli in cui sarebbe forse opportuno distinguere preliminarmente la poetica personale dal linguaggio vero e proprio. Piu che sperimentare nuove forme di espressione musicale, la compositrice pugliese pare interessata a far sue, secondo un’ottica personale appunto di tipo estetico, le eredità sintattiche e stilistiche di alcuni dei pilastri della storia musicale del primo Novecento, quali innanzitutto Stravinskij e Bartok per un evidente oggettivismo sonoro e per il gusto per l’elaborazione tematica, ma anche forse Prokofiev per certo melodizzare asciutto e scarno.
Attorno a queste sue predilezioni ed a scelte musicali ben precise, che l’hanno portata a lasciare da parte arditi sperimentalismi microintervallari o frammentaristici, Teresa Procaccini ha coagulato le sue energie creative, trattando con unitario intendimento molti generi tra se diversi, ma con inconfessata predilezione per il genere cameristico nella sua sfaccettata galleria di possibilità. Elemento costante della sua scrittura, al di la di aride schematizzazioni di genere, si configura cosi la sua predilezione per il tematismo, ora impastato di vivacità e mobilità ritmiche, ora trattato con procedimenti imitativi e saldo mestiere contrappuntistico. Al contrario di altri compositori novecenteschi, mai il tema, come agglomerato di diversi parametri musicali e come premessa ideologica per futuri sviluppi, é messo in discussione o tanto meno contestato dall’interno. Tutto viaggia dunque sul filo del tematismo e della sua elaborazione in senso appunto tematico e non intervallare o microstrutturale. Il risultato: atmosfere multicolori che qua e la evocano spettri, ingombranti ma capitali, della piu recente storia della musica occidentale.
Un esempio alquanto eloquente della vastità dei suoi interessi compositivi si rivela dall’esame del suo ricco catalogo che comprende circa 150 lavori appartenenti anche a filoni diversi ma pur tuttavia, raggruppabili sotto un medesimo profilo stilistico. I lavori inclusi nel presente disco costituiscono un parziale ma efficace documento della versatilità dell’autrice e delle sue capacità nel genere sinfonico e sinfonico-corale.

SENSAZIONI SONORE 4 pezzi per orchestra op. 44 é una composizione del 1969, quasi una Sinfonia in quattro movimenti, ove qualsiasi aspetto formale tradizionale è del tutto ignorato, essendo ogni brano concepito assai liberamente. Diversamente caratterizzati alla maniera di una Suite e concepiti con lucida modernita di linguaggio, i quattro pezzi obbediscono al solo intento di scolpire degli oggetti sonori finiti.
L’invenzione musicale è pari alla maestria della scrittura e del vivace colorismo che l’autrice ne trae.
Con abile accostamento di umori diversi, Teresa Procaccini riesce a coordinare in un blocco omogeneo la spigliatezza del presto iniziale, il cui tema incisivo e scattante che si alterna ad altri due temi complementari é caratterizzato da procedimenti imitativi che s’impastano con vivacità in smaglianti colori orchestrali; la poetica cantabilità del largo: momento di intima riflessione, accentuato da un tema mesto che si snoda in un melodizzare scarno e pensoso. Il punto culminante del pezzo è costituito dall’incontro dei temi del presto e del largo in lenta sovrapposizione, che prelude alla conclusione del brano con la stessa mestizia iniziale: la vaga e strisciante animazione dell’allegro vivace che mette a dura prova l’abilità degli strumenti a fiato, con un tema arabescato in continuo dialogo tra i vari strumenti e in un crescendo d’interesse e di virtuosismo strumentale, che raggiunge anche qui il suo momento di massima tensione con la sovrapposizione di elementi tematici del presto. Il brano conclude ppp, logica conse- guenza della rarefazione dei vari frammenti tematici che si esauriscono in un trillo dei clarinetti; il serrato dinarnismo festoso e trascinante dell’allegro con brio che conclude in un trionfo di ritmi gioiosi, affidati soprattutto agli ottoni, una composizione nata sotto l’insegna dell’ottimismo e della “joie de vivre”; le atmosfere multicolori, sia strumentali che tematiche, scaturite da un sapiente artigianato musicale, si fondono tra loro, approdando ad un “tutti” orchestrale sottolineato da iterazioni ritmiche martellanti che chiudono brillantemente il lavoro.

In MUSICA PER ARCHI op. 53 (1971) le possibilità dialogiche degli archi vengono sfruttate soprattutto sul piano melodico: tre idee di grande linearità si sviluppano e sembrano nutrirsi vicendevolmente di un clima scintillante, attraverso un gioco ritmico pieno di slanci e una strumentazione efficacissima. Il Preludio ha un carattere misterioso e intimo che introduce l’Improvvisazione I, costruita nella forma A-B-A che si distingue per un tema ritmico e bizzarro continuamente ripreso dai vari strumenti, al quale ne segue uno più moderato e la ripresa del 1° tema. L’improvvisazione II si apre con una introduzione lenta e suggestiva eseguita “con sordina” a cui segue un allegretto con un tema spiritoso, di vago sapore stravinskiano, sul quale è costruito tutto il brano finale”.

Cesare Casellato cosi si esprime sul pezzo che segue:
“LA PESTE DI ATENE cantata per coro e orchestra op. 17 (1958), si avvale di un testo derivato dal “De Rerum Natura” di Lucrezio Caro, liberamente tradotto da Teresa Procaccini. Animato da una grande passione scientifica, Lucrezio Caro (98-55 a. C.) consi- derò la natura con senso drammatico componendo sul tema un poema in sei libri. La con- clusione del sesto libro è occupata dalla descrizione della peste di Atene, una delle parti più celebrate di quel poema. Dal lugubre spettacolo degli ateniesi urlanti fra i roghi, in mezzo ai cadaveri di figli e genitori, proviene il cupo ammonimento della natura che si esprime talvolta con l’esplosione di eventi terrificanti. Tale senso di orrore riesce ad evocare la musica di Teresa Procaccini, icastica risonanza di quelle scene strazianti. Il lavoro composto nel 1958, dimostra la padronanza di mezzi della ventiquattrenne autrice e, pur essendo un’opera giovanile, presenta già le caratteristiche peculiari della sua personalità musicale. La tragica bellezza del testo le ha ispirato una musica intensa, drammatica, a volte aspra o spettrale che s’impone soprattutto per il suo teso lirismo melodico. È un vasto affresco corale e strumentale in cui il coro – protagonista – interviene con un declamato omofonico arcaicizzante o con una polifonia di particolare efficacia espressiva. Le varie sezioni della Cantata si svolgono senza soluzione di continuità in un’atmosfera di drammatica tensione che riflette una visione pessimistica sulla natura e sull’uomo qual era quella di Lucrezio Caro”.

Gli ultimi due pezzi inseriti nel disco sono il Concertina per flauto e orchestra d’archi e il Concerto per arpa e orchestra sui quali il critico Virgilio Celletti cosi si esprime:
“IL CONCERTINO per flauto e orchestra d’archi op. 74 (1976) si basa su tre temi che identificano i movimenti allegro vivace – andante – allegro. Costruito in un tempo solo, si caratterizza per l’atmosfera serena che pervade tutto il lavoro. Il 1° movimento apre una sorta di parentesi jazzistica; nel 2° il flauto si esprime in un clima sognante men- tre l’orchestra rimedita in sottofondo il 1° tema. Il 3° tema, brillante e incisivo, dà uno slancio vitale al finale che chiude con l’insolito ritorno del 2° tema – andante – in un clima intimo e misterioso di grande suggestione.

Nel CONCERTO per arpa e orchestra op. 88 del 1980, l’arpa, trattata magistralmente e seguendo schemi non consumati, é la grande protagonista del brano, eppure talvolta si piega ad un umile ruolo di sostegno delle sortite di un flauto o un violino, di un oboe o un violoncello, di un ottavino o un corno, in un impianto orchestrale pieno di verve in cui peraltro risalta sempre il suo impiego vitale”.
Teresa Procaccini

Esecutori

L’ORCHESTRA FILARMONICA DI TIMISOARA fu creata nel 1947 e il suo repertorio comprende le opere piu importanti dal Rinascimento ai contemporanei. Ha effettuato tournées di successo nei Paesi dell’Est, in tutta Europa e in U.S.A. Molti solisti famosi hanno collaborato con la Filarmonica che dal 1980 è diretta da Remus Georgescu.

REMUS GEORGESCU, famoso direttore d’orchestra e compositore rumeno, ben noto per le sue raffinate interpretazioni che lo hanno fatto apprezzare anche nelle tournées effettuate in tutto il mondo, attraverso le sue esibizioni radiotelevisive o per le numerose incisioni discografiche di livello. Vincitore d’importanti premi di composizione in Romania, è stato insignito di molte onorificenze per i suoi eccezionali meriti artistici.

Il CORO DELLA FILARMONICA DI TIMISOARA e tra i più importanti della Romania. Il suo vastissimo repertorio comprende capolavori di tutti i tempi. In 40 anni di attività ha compiuto molte tournées di successo esibendosi anche in importanti Festivals.

DIODOR NICOARA, direttore di coro rumeno, vincitore d’importanti premi, si è subito imposto per le sue straordinarie doti musicali unite ad una notevole forza di sugge- stione sia in Patria che all’estero. Dirige il Coro della Filarmonica di Timisoara dal 1969 e sotto la sua guida il Coro ha vinto importanti premi nazionali.

L’ORCHESTRA “SINFONIETA’ della Radiotelevisione bulgara è considerata una delle migliori orchestre da camera della Bulgaria. Il suo repertorio è vastissimo e comprende anche moltissimi autori di questo secolo.

SIMEON SHTEREV, 1° flauto dell’Orchestra “Sinfonieta” è ben noto in Bulgaria per la bellezza del suono, l’eleganza del fraseggio e la tecnica brillante. Tantissimi i concer- ti di successo che lo hanno imposto come uno dei migliori flautisti bulgari.

SUSANA KLINTCHAROVA, arpista bulgara distintasi sin da giovanissima per le sue notevoli qualità. Dopo un brillante diploma conseguito al Conservatorio di Sofia, si è perfezionata in Francia con Susanna Mildonian e con Pierre Jamet. Vincitrice d’importanti Premi, ha effettuato numerosi concerti in Bulgaria, Belgio, Francia e Italia.

KAMEN GOLEMINOV direttore dell’orchestra “Sinfonieta” della Radiotelevisione bulgara, è il rappresentante piu autorevole della Scuola bulgara d’interpretazione musicale. Diplomato presso il Conservatorio di Stato della Bulgaria, si è perfezionato al Conservatorio “S. Cecilia” di Roma con Franco Ferrara. Svolge una grande attività come direttore delle orchestre sinfoniche del suo Paese, ha diretto al San Carlo di Napoli, La Fenice di Venezia, la Suisse Romande, in Grecia, Spagna, Stati Uniti.