La peste di Atene op. 17

TERESA PROCACCINI
La peste di Atene op. 17
per coro e orchestra (1958)
EP 7654
Durata 14'22″
Edizioni Edi-Pan, Roma – 1990

COD: EP7654 Categoria: Tag: ,
Data Foggia, ottobre 1958
Edizione Roma, Ed. Edi-Pan 1990 EP 7654
Durata 14’22
Testo Tratto da “De Rerum Natura” di Tito Lucrezio Caro
Organico 2. (+ott.) 2. 2. (+cl. basso) 2. – 4.3.3.1. – timpani, percussione (grancassa, piatti, tamburo, tam-tam) – archi
Discografia LP ELECTRECORD STCS 0194 (1983) (Romania)
CD Edi-Pan – CDC 3022 (1990) (Italia)
CD Edi-Pan – PAN 3074 (1998) (Italia)
Orchestra Filarmonica e Coro di Timisoara – Remus Georgescu, direttore – Diodor Nicoara, direttore del coro

Questa Cantata si avvale di un testo tratto dal “De Rerum Natura” di Tito Lucrezio Caro, liberamente tradotto dall’autrice. Animato da una grande passione scientifica, L. Caro (98-55 a.C.) considerò la natura con senso drammatico componendo sul tema un poema in sei libri. La conclusione del 6° libro è occupata dalla descrizione della Peste di Atene, una delle parti più celebrate di quel poema. Dal lugubre spettacolo degli ateniesi urlanti fra i roghi, in mezzo ai cadaveri di figli e genitori, proviene il cupo ammonimento della natura che si esprime talvolta con l’esplosione di eventi terrificanti. Tale senso di orrore riesce ad evocare la musica di Teresa Procaccini, icastica risonanza di quelle scene strazianti. Il lavoro composto nel 1958, dimostra la padronanza di mezzi della ventiquattrenne autrice e, pur essendo un’opera giovanile, presenta già le caratteristiche peculiari della sua personalità musicale. La tragica bellezza del testo le ha ispirato una musica intensa, drammatica, a volte aspra o spettrale che s’impone soprattutto per il suo teso lirismo melodico. È un vasto affresco corale e strumentale in cui il coro, protagonista, interviene con un declamato omofonico arcaicizzante o con una polifonia di particolare efficacia espressiva. Le varie sezioni della Cantata si svolgono senza soluzione di continuità in un’atmosfera di drammatica tensione che riflette una visione pessimistica sulla natura e sull’uomo qual’era quella di Lucrezio Caro.